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28/11/2008

LETTERA APERTA ALLA SOCIETA' CIVILE MILANESE

LILA Milano ONLUS


Cittadini lombardi


Dirigenti scolastici


Rettori Università


Medici di base


Sindacati


Confindustria


Confartigianato


Vescovi lombardi


Sindaci


Direttori delle Aziende Sanitarie Ospedaliere


 


Milano, 28 novembre 2008


 


Cari cittadini lombardi, rappresentanti della società civile, illustri e autorevoli esponenti delle istituzioni pubbliche, private e religiose,


ci rivolgiamo direttamente a voi perché, come Associazioni da vent’anni impegnate nella lotta all’HIV/AIDS, ci sentiamo in dovere di segnalarvi la situazione che oggi si vive nella nostra regione.


Nel 2007 molte più persone di quelle fino a ora stimate si sono rivolte ai servizi sanitari lombardi per ricevere prestazioni in quanto affette da HIV. Ogni anno si avvicinerebbero ai nostri servizi un numero di nuovi pazienti pari a quello delle nuove infezioni finora stimate su tutto il territorio italiano. Se questo dato verrà confermato, possiamo affermare ragionevolmente che potrebbero vivere nella sola Lombardia dalle 60.000 alle 80.000 persone con HIV/AIDS, in continua e costante crescita dall’inizio dell’epidemia. Questo numero supera di molto quello di intere nazioni europee. Nell’ultimo update sui dati europei, UNAIDS stima che in Germania potrebbero vivere al massimo 97.000 persone con HIV/AIDS, in Svizzera al massimo 43.000. La popolazione tedesca conta circa 83 MM di abitanti, quella Svizzera 7,5 MM e noi Lombardi siamo 9 MM. Senza ombra di dubbio, nella nostra regione la situazione è preoccupante.


Le nostre organizzazioni da anni segnalano con forza una serie di situazioni che sono indicatrici di disattenzioni istituzionali e di sottovalutazione del problema. I nostri appelli non sono stati accolti da chi istituzionalmente è deputato a farlo, e questa è la ragione che ci spinge a rivolgerci a voi tutti, nella speranza di un vostro intervento che riporti la giusta attenzione su questo tema.


Oggi, con forza, vogliamo portare alla vostra attenzione che:


1. l’infezione da HIV è in decisa espansione. I dati dicono che si diffonde principalmente attraverso rapporti sessuali non protetti. Su quattro nuove infezioni, tre sono di origine sessuale (due etero e una omosessuale) e una legata a pratiche iniettive o altro. L’HIV colpisce la popolazione sessualmente attiva, prevalentemente le persone tra i 25 e i 50 anni, anche se il 9,3 % delle diagnosi di AIDS riguarda gli ultracinquantenni. Le donne, a differenza di quanto accadeva nei primi anni della pandemia, ne sono sempre più colpite;


2. manca una strategia preventiva articolata a livello regionale e territoriale, manca la programmazione di interventi sostenuti da criteri scientifici, distribuiti uniformemente sul territorio e rivolti a tutti, anche ai target maggiormente esposti al rischio di infezione, quali persone prostitute, omo-bisessuali, migranti e donne. Ci preoccupa particolarmente il disinvestimento rispetto ai progetti di Riduzione del Danno rivolti alle persone tossicodipendenti, e la scarsa attenzione rivolta al monitoraggio di un bacino di utenza già in contatto con i servizi (SerT – SerD);


3. persistono tuttora episodi di discriminazione e stigma nei confronti delle persone con HIV/AIDS; riguardano vari settori della società, a partire da quello sanitario, di cui l’ambito odontoiatrico rappresenta la punta dell’iceberg. Ai pazienti con HIV vengono ancora oggi rifiutati interventi chirurgici di contenuta entità. Le nostre organizzazioni, inoltre, devono intervenire in difesa di pazienti ultrasessantenni sieropositivi che "non trovano posto" nelle RSA o esclusi dai soggiorni estivi per anziani. Dello scorso anno il gravissimo caso di un bambino che, a fronte della positività all’HIV, è stato inizialmente allontanato dalla scuola. In alcuni ambiti lavorativi il test HIV è compreso nell’elenco degli esami pre-assunzione; ciò si ripercuote pesantemente sulla vita delle persone con HIV/AIDS;


4. anche nella nostra regione, che è sicuramente una delle migliori da un punto di vista clinico, esistono comunque disparità nell’accesso alle cure e a esami diagnostici importanti, a seconda dei territori di appartenenza; tali disparità andrebbero sanate;


5. è necessario rivolgere una attenzione particolare ai cittadini immigrati, sia in termini preventivi che di cura, non tanto perché gli studi indichino una maggiore prevalenza tra questa popolazione, ma perché le persone straniere, soprattutto se in situazione di irregolarità, accedono con difficoltà ai servizi di diagnosi e cura e spesso in una fase molto avanzata della malattia;


6. l’accesso tardivo ai servizi di cura è un problema che non riguarda unicamente le persone straniere, ma tocca anche molti cittadini italiani, in primis le donne e gli anziani, che scoprono di aver contratto l’HIV in fase avanzata perché non pensavano di aver agito comportamenti a rischio. A nostro avviso sono necessarie azioni e campagne che promuovano l’accesso al test per l’HIV, in forma anonima e gratuita così come prevede la legge.


Le istituzioni non devono occuparsi di HIV solo in funzione del contenimento della spesa sanitaria oggi, dimenticandosi così dei costi sociali e, soprattutto, dimenticandosi delle persone - sia di quelle già sieropositive sia, in particolar modo, di quanti fortunatamente non hanno ancora contratto l’HIV. Il contenimento futuro dei costi legati all’HIV parte innanzitutto dall’investimento di oggi in campagne articolate e mirate di prevenzione, che devono essere condotte sulla base di evidenze scientifiche, e che dovrebbero utilizzare quanto emerso alla XVII International AIDS Conference (AIDS 2008) di Città del Messico.


Per tutte queste ragioni pensiamo che la società civile debba impegnarsi diversamente da oggi. E per questa ragione ci rivolgiamo a voi, cittadini e autorità tutte, chiedendovi di spendervi in prima persona, facendo pressione sulle Istituzioni perché riprendano a occuparsi di questo tema.


Le associazioni di lotta all’AIDS non possono assistere in silenzio a quanto sta accadendo nella nostra regione, non possono e non vogliono: è una questione etica e morale.



 


Firmato da:


LILA Milano ONLUS – ALA Milano ONLUS – A 77 Cooperativa Sociale - Cooperativa Sociale "Comunità del Giambellino" - Associazione Archè ONLUS - ASA Associazione Solidarietà Aids - Filo di Arianna Società cooperativa sociale ONLUS - La Strada Società Cooperativa Sociale ONLUS - C.I.G. ARCIGAY Milano Centro di Iniziativa Gay.



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