ROMA, 19 FEB - A Trieste ci saranno, diffidenti ma senza dogmi né pregiudizi: un gruppo di associazioni - tra cui LILA - e operatori del settore, in vista della Conferenza nazionale sulle droghe organizzata dal governo e che si terrà a metà marzo, esprime in un documento le sue critiche.
La Conferenza non si presenta, al momento - affermano nel documento Antigone, Cgil, Cnca, Coordinamento nazionale nuove droghe, Forum droghe, Forum salute mentale, Gruppo Abele, LILA Nazionale e Itaca Italia - come quell'occasione di confronto aperto e di interlocuzione con la politica. Di più: secondo i promotori, essa non sembra neppure adempiere al suo compito primario, previsto per legge, che è quello di valutare l'applicazione
della normativa in vigore al fine di "individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall'esperienza applicativa": la Fini-Giovanardi, infatti - sottolineano - non sarà oggetto delle discussioni previste nel programma.
Altri appunti: il rischio che gli operatori pubblici finiscano per essere un'esigua minoranza, "visto che il governo si fa carico solo delle spese dei rappresentanti delle comunità"; la presenza di un "televoto" nella plenaria finale, con cui i partecipanti dovrebbero esprimere il loro gradimento sulle diverse proposte, procedura che si presta, dicono, a strumentalizzazioni; l'assenza di una riflessione sui servizi di prossimità e di riduzione del danno, "scelta che pare ispirata da puri preconcetti ideologici".
I promotori del documento intendono operare "affinché sia garantita a Trieste l'opportunità di dibattere, anche con iniziative al di fuori della Conferenza, i temi cruciali della politica sulle droghe. E promuoveranno, da qui alla Conferenza, una serie di incontri in diverse città italiane. |