MILANO, 21 maggio - Nel 15% dei centri clinici italiani
abilitati alla diagnosi e alla cura dell'Aids, i farmaci
necessari alla terapia non risultano accessibili ai malati. E'
quanto emerge da un'indagine di Nadir, associazione di pazienti
che insieme ad Anlaids, Lila e Arcigay partecipera' alla prima
conferenza italiana sull'Aids e i retrovirus (Icar), in
calendario dal 24 al 26 maggio a Milano.
In questa non disponibilita' dei farmaci, spiegano le
associazioni, ''sono implicati in particolare i farmaci piu'
costosi (come i nuovi inibitori delle proteasi e farmaci di
nuove classi) e le co-formulazioni, cioe' l'unione di piu'
molecole in un'unica pillola. Inoltre, preoccupa la non adeguata
prescrizione di regimi terapeutici atti a garantire la
soppressione virologica e il benessere immunologico del
paziente, come da linea guida. In molte situazioni sono anche
emerse indebite ingerenze da parte delle amministrazioni sulla
classe medica nella prescrizione delle terapie''.
''Bisogna riportare l'Aids nell'agenda delle istituzioni - ha
detto Alessandra Cerioli, presidente nazionale Lila - perche'
manca da un po', nonostante ci siano sempre nuove infezioni.
Sull'accesso ai farmaci, se finora l'Italia non e' stata
brillante sui temi della prevenzione come gli altri Paesi
europei, almeno avevamo comunque garantito l'accesso alle cure.
Ora pero' da un paio di anni, con cure piu' costose e la
gestione dei malati piu' complicata, l'offerta terapeutica in
molti centri non e' adeguata''.