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26/06/2006

LA SOCIETà CIVILE INTERNAZIONALE BOLLA IL VERTICE ONU SULL’AIDS COME FALLIMENTO

Comunicato stampa ufficiale - Traduzione EATG

Comunicato stampa

2 giugno 2006

La società civile internazionale bolla il vertice ONU sull’AIDS come fallimento

Organizzazioni della società civile provenienti da tutto il mondo denunciano l’inadeguatezza della dichiarazione finale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS adottata al termine di una maratona negoziale durante il vertice mondiale ONU sull’AIDS tenutosi questa settimana.

"Siamo delusi per l’ennesima dimostrazione della mancanza di una chiara volontà politica di combattere la pandemia di HIV/AIDS", dice il reverendissimo Njongonkulu Ndungane, l’arcivescovo anglicano di Città del Capo. "Benché ormai i tempi stringano, ci appelliamo ancora ai leader politici mondiali affinché affrontino la sfida posta dalla pandemia e si prefiggano obiettivi ambiziosi a livello nazionale per garantire l’accesso universale a cure, sostegno e prevenzione."

Gli stati membri dell’ONU non hanno preso impegni concreti in materia di finanziamenti, prevenzione, cure e trattamenti. Si sono rifiutati di riconoscere esplicitamente i gruppi in cui, al giorno d’oggi, l’epidemia di HIV si diffonde più rapidamente, ossia i consumatori di droghe iniettive e non, i professionisti del sesso e gli omosessuali. "La versione finale del documento è patetica, da tanto che è debole. E’ impressionante come, arrivati al punto in cui l’AIDS ha preso le dimensioni di un’epidemia globale, i governi non riescano ad adottare le misure più urgenti e che addirittura si rifiutino di nominare nel documento i soggetti più vulnerabili", commenta Sisonke Msimang dell’African Civil Society Coalition.

"I governi africani hanno dimostrato uno sconcertante livello di apatia, irresponsabilità e totale mancanza di rispetto degli accordi sottoscritti negli ultimi mesi", afferma Leonard Okello, responsabile HIV/AIDS di Action Aid International. "Le negoziazioni miravano a difendere gli interessi politici ed economici delle grandi potenze piuttosto che a prendere atto dei preoccupanti dati statistici riguardanti la crisi dell’AIDS, quando il settanta per cento delle vittime si trovano nell’Africa sub-sahariana."

Le delegazioni africane hanno fatto marcia indietro sugli impegni presi nella Posizione Comune sottoscritta dai Capi di Stato africani nel 2006 ad Abuja. In particolare Sudafrica ed Egitto si sono apertamente schierati contro gli impegni in materia di cure e prevenzione, malgrado il fatto che entrambi questi paesi avessero partecipato al vertice di Abuja in cui si auspicava il raggiungimento di tali obiettivi entro il 2010. "Il continente più martoriato dall’AIDS ha dato prova di totale mancanza di leadership. È un giorno molto triste per noi africani, che ci vediamo rappresentati da politici così poco capaci", è il commento di Omololu Faloubi dell’African Civil Society Coalition.

Ma i governi africani non sono stati i soli: le resistenze degli Stati Uniti hanno pregiudicato in modo sostanziale le speranze di concludere il vertice con un documento incisivo. Durante tutto il corso dei negoziati, la rappresentanza statunitense ha fatto continue pressioni per attenuare il linguaggio in materia di prevenzione, farmaci a basso costo e accordi commerciali e per ostacolare gli accordi su cure e finanziamenti. "E’ morte perpetrata con la diplomazia", accusa Eric Sawyer, attivista storico che convive con l’HIV/AIDS da 25 anni. "Ora dopo ora, il mio governo non ha fatto altro che difendere egoisticamente i propri interessi, incurante dei milioni di persone che muoiono inutilmente in tutto il mondo."

Significativo è stato invece il riconoscimento dell’allarmante femminilizzazione della pandemia da HIV/AIDS: le delegazioni si sono impegnate a garantire alle donne il diritto di decidere della propria sessualità e a fornire accesso universale alla salute riproduttiva entro il 2015. Questo progresso si è tuttavia scontrato con la ferma opposizione dei governi più conservatori.

"Siria, Egitto, Yemen, Iraq, Pakistan e Gabon hanno frenato i tentativi di mettere le ragazze concretamente in grado di proteggersi dal contagio", dice Pinar Ilkkaracan, presidentessa dell’associazione Women for Women's Human Rights. "Non è stato assicurato ai giovani l’accesso ad un’esaustiva educazione sessuale e di promuovere e proteggere i diritti sessuali, e questo avrà gravi ripercussioni sulla risposta alla pandemia da HIV".

A ciò si aggiunge che nella dichiarazione non vengono esplicitamente indicati i gruppi all’interno dei quali l’HIV si diffonde a ritmi più elevati - vale a dire i consumatori di droghe iniettive e non, i professionisti del sesso e gli omosessuali – nonostante gli sforzi dei paesi del Gruppo di Rio. Per esempio, non affermando la necessità di trattamenti farmacologici sostitutivi, i governi hanno ignorato i bisogni dei consumatori di droghe iniettive, esponendoli a ulteriori rischi. "E’ mancata una sufficiente considerazione dei bisogni di questi gruppi, e soprattutto la volontà di contrastare stigmatizzazione e discriminazione decriminalizzando l’uso di stupefacenti e i comportamenti sessuali: ciò renderà questi gruppi più invisibili e in ultima analisi porterà ad un incremento dei tassi di HIV/AIDS", pronostica Raminta Stuikyte del Central and Eastern European Harm Reduction Network.

Sempre gli Stati Uniti, con l’appoggio di altri governi, hanno fatto in modo che nella versione definitiva della dichiarazione la parte relativa ai finanziamenti per la lotta all’AIDS fosse molto più generica. Il documento contiene adesso una mera constatazione della necessità di altri fondi, invece che un impegno a raccoglierne. Si calcola che da qui al 2010 siano necessari 23 milioni di dollari all’anno per sovvenzionare le infrastrutture sanitarie per le cure, i trattamenti e la prevenzione dell’AIDS. "A questo stadio di diffusione della pandemia, dai governi ci aspettavamo azioni concrete per colmare il disavanzo dei fondi", lamenta Kieran Daly dell’International Council of AIDS Service Organizations. "Invece cercano di sottrarsi ai loro doveri."

Dal momento che i governi non hanno affrontato adeguatamente la problematica realtà dell’HIV/AIDS, la società civile li inchioderà alle loro responsabilità finché non daranno risposte in materia di accesso universale, finché non riconosceranno le popolazioni vulnerabili e daranno loro appoggio. Non sarà tollerato alcun tentativo da parte dei governi di sfuggire agli impegni.

NOTA DELL’AUTORE: Per "popolazioni vulnerabili" si intendono donne e ragazze, giovani, anziani, omosessuali, consumatori di droghe iniettive e non, professionisti del sesso, transgender, persone non abbienti, detenuti, lavoratori immigrati, orfani, persone viventi in situazioni di conflitto e post-conflitto, popoli indigeni, rifugiati e sfollati, nonché operatori che lavorano con persone sieropositive e persone affette dall’HIV/AIDS.

Organizzazioni aderenti:

AAHUNG, ACT UP NY, Action Aid International, Advocates for Youth, AfriCASO, African Committee Services, AIDS Access Foundation, Aids Fonds, AIDS Foundation East-West, AIDS Law Project, AIDS Task Force, Africa Japan Forum, Asia Pacific Council of AIDS Service Organizations (APCASO), Australian Federation of AIDS Organisations (AFAO), Blue Diamond Society, CALCSICOVA (Cordinadora de Asociacia Ves de Lucha Contra el SIDA de la Cournida Valenciana, Catolicas por el Derecho a Decidir (Brasil), Center for AIDS Rights – Thailand, Center for Health and Gender Equity

Central and Eastern European Harm Reduction Network (CEEHRN), CESIDA - Coodinadora Espanalu en Sida, Colectivo Juvenil Decide/ Bolivia, European AIDS Treatment Group, GAT-Grupo Portugues de Activistas Sobre Tratamentos de VIH/SIDA, Gender AIDS Forum, Global AIDS Alliance, Global Youth Coalition on HIV/AIDS Eastern Africa Region, Global Network of People Living with HIV/AIDS (GNP+), Health & Development Networks, Health GAP (Global Access Project), HelpAge International, HIV Association Netherlands, Housing Works-Inc, ICW Latina, International Council of AIDS Service Organisations, International HIV/AIDS Alliance, International Women's AIDS Caucus & FEIM, International Working Group in Social Policies and Sexuality, International Parenthood Planning Federation (IPPF), Journalists Against AIDS (JAAIDS/Nigeria), Namibia Network of AIDS Service Organizsations (NANASO), National AIDS Trust (UK), National Association of PLWHA in Namibia (Lironga Eparu), National Empowerment Network of PLWHA in Kenya, Nepal HIV/AIDS Alliance, New Ways, NNIWA, OSISA, Positive Action Movement – Nigeria, Positive Women's Network

Red Latinoamericana y Caribena de Jevenes pro la Derecliora Sexuales y, Reproduction (REDLAC), Red Tra Sex, RED2002 (Spain), RSMALC, Rutgers Nisso Group, The Netherlands, Sensoa V2W, SEICUS, Share – Net, Stop Aids Liberia, Student Global AIDS Campaign, Tenemos Sida (Spain), Treatment Action Group (TAG), Treatment Action Movement – Nigeria, UK Coalition of People Living with HIV and aids, Unitarian Universalist United Nations Office, United Nations Association in Canada, VSO, Women for Women's Human Rights (WWHR), World AIDS Campaign, World Population Foundation – Netherlands

Per maggiori informazioni, contattare: Asia Russell +1 (247) 4752645 asia@healthgap.org o

Kieran Daly +1 (416) 2758413



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